Nella diretta di stasera con Fabrizio Farris – Psicologo parliamo di quanto ci percepiamo liberi ma in realtà siamo “condizionabili” nelle nostre scelte.

Pubblicato da Associazione Adagio su Martedì 5 marzo 2019

 

“Noi dobbiamo credere nel libero arbitrio, non abbiamo scelta”

Singer

Siamo veramente liberi nelle decisioni che prendiamo o le nostre scelte sono dettate da quello che viene chiamato “condizionamento”?

Agli inizi del ‘900 alcuni studiosi comportamentisti si resero conto che attraverso un sistema di rinforzi (es. dare del cibo) era possibile indurre e rendere duraturo un determinato comportamento negli animali. Allo stesso modo, attraverso queste tecniche, è possibile indurre un comportamento anche in noi essere umani.

Vi starete chiedendo: «Ma noi, di quali rinforzi abbiamo bisogno per essere indotti a uno specifico comportamento?». Il rinforzo è dato dalla soddisfazione di un bisogno. Bisogni che Maslow, nel 1954, catalogò in una sorta di Piramide: da quelli base (alimentarsi, respirare) fino a quelli più evoluti (moralità, creatività). Anche la modalità di immagazzinamento dei concetti ci rende vulnerabili al condizionamento: quando dobbiamo immagazzinare informazioni nel nostro cervello le ordiniamo secondo categorie, in nodi neurali spazialmente vicini.

Questo fa in modo che attraverso l’uso di specifici termini sia possibile richiamare nella mente di un individuo concetti o alterare la percezione di un evento, come dimostrato da esperimenti di Psicologia Giuridica sul valore della testimonianza. Perfino le relazioni sentimentali sono condizionate, come evidenziato da numerose ricerche transgenerazionali basate sulla teoria dell’attaccamento di Bowlby; si è visto che gli adulti tendono a ricalcare nelle relazioni affettive lo stile di attaccamento che avevano sperimentato nei primi anni di vita con il proprio Caregiver, come a voler ricercare una modalità di relazione conosciuta e rassicurante, anche se in alcuni casi patologica.

È ben noto che anche i gruppi tendono a condizionare il comportamento degli individui che ne fanno parte, in alcuni casi inducendoli a comportamenti che possono mettere a rischio la propri incolumità. Le strategie di Marketing utilizzano diverse tecniche di condizionamento per indurci all’acquisto di prodotti di cui spesso non abbiamo un reale bisogno, e perfino i social media possono essere utilizzati come strumento di condizionamento. Facebook, ad esempio, del 2012 ha condotto un esperimento su 680.000 utenti riuscendo a condizionare lo stato d’animo dei soggetti attraverso il filtraggio dei post visibili.

La psicologia ha dunque dimostrato con i suoi esperimenti che noi esseri umani, nonostante ci riteniamo padroni del nostro libero arbitrio e delle nostre scelte, in numerosissime occasioni siamo condizionati dall’ambiente che ci circonda.

Ma, quindi, come è possibile essere veramente liberi nelle nostre scelte e nelle nostre idee? La soluzione che ci può avvicinare a questo traguardo -che forse non raggiungeremo mai a pieno- è la conoscenza. Conoscere quali sono i meccanismi di condizionamento, conoscere il più possibile la realtà che ci circonda, sentire sempre più pareri e più idee su un determinato argomento è il modo migliore per avvicinarsi all’autodeterminazione.

 

Film suggeriti:

  • Sliding doors (1998) Peter Howitt
  • Minority report (2002) Steven Spielberg