Condizionamento VS Libero Arbitrio

 

“Noi dobbiamo credere nel libero arbitrio, non abbiamo scelta”

Singer

Siamo veramente liberi nelle decisioni che prendiamo o le nostre scelte sono dettate da quello che viene chiamato “condizionamento”?

Agli inizi del ‘900 alcuni studiosi comportamentisti si resero conto che attraverso un sistema di rinforzi (es. dare del cibo) era possibile indurre e rendere duraturo un determinato comportamento negli animali. Allo stesso modo, attraverso queste tecniche, è possibile indurre un comportamento anche in noi essere umani.

Vi starete chiedendo: «Ma noi, di quali rinforzi abbiamo bisogno per essere indotti a uno specifico comportamento?». Il rinforzo è dato dalla soddisfazione di un bisogno. Bisogni che Maslow, nel 1954, catalogò in una sorta di Piramide: da quelli base (alimentarsi, respirare) fino a quelli più evoluti (moralità, creatività). Anche la modalità di immagazzinamento dei concetti ci rende vulnerabili al condizionamento: quando dobbiamo immagazzinare informazioni nel nostro cervello le ordiniamo secondo categorie, in nodi neurali spazialmente vicini.

Questo fa in modo che attraverso l’uso di specifici termini sia possibile richiamare nella mente di un individuo concetti o alterare la percezione di un evento, come dimostrato da esperimenti di Psicologia Giuridica sul valore della testimonianza. Perfino le relazioni sentimentali sono condizionate, come evidenziato da numerose ricerche transgenerazionali basate sulla teoria dell’attaccamento di Bowlby; si è visto che gli adulti tendono a ricalcare nelle relazioni affettive lo stile di attaccamento che avevano sperimentato nei primi anni di vita con il proprio Caregiver, come a voler ricercare una modalità di relazione conosciuta e rassicurante, anche se in alcuni casi patologica.

È ben noto che anche i gruppi tendono a condizionare il comportamento degli individui che ne fanno parte, in alcuni casi inducendoli a comportamenti che possono mettere a rischio la propri incolumità. Le strategie di Marketing utilizzano diverse tecniche di condizionamento per indurci all'acquisto di prodotti di cui spesso non abbiamo un reale bisogno, e perfino i social media possono essere utilizzati come strumento di condizionamento. Facebook, ad esempio, del 2012 ha condotto un esperimento su 680.000 utenti riuscendo a condizionare lo stato d’animo dei soggetti attraverso il filtraggio dei post visibili.

La psicologia ha dunque dimostrato con i suoi esperimenti che noi esseri umani, nonostante ci riteniamo padroni del nostro libero arbitrio e delle nostre scelte, in numerosissime occasioni siamo condizionati dall'ambiente che ci circonda.

Ma, quindi, come è possibile essere veramente liberi nelle nostre scelte e nelle nostre idee? La soluzione che ci può avvicinare a questo traguardo -che forse non raggiungeremo mai a pieno- è la conoscenza. Conoscere quali sono i meccanismi di condizionamento, conoscere il più possibile la realtà che ci circonda, sentire sempre più pareri e più idee su un determinato argomento è il modo migliore per avvicinarsi all'autodeterminazione.

 

Film suggeriti:

  • Sliding doors (1998) Peter Howitt
  • Minority report (2002) Steven Spielberg

Argentovivo e l'importanza di una diagnosi fatta bene

Dottore
Io così agitato, così sbagliato
Con così poca attenzione
Ma mi avete curato
E adesso
Mi resta solo il rancore

 

Il brano di Daniele Silvestri e Rancore, presentato alla 69a edizione del Festival di Saremo, racconta una storia di adolescenza difficile, unendo due artisti che sono in contatto con questa generazione, seppur in modo diverso: Slivestri come padre, Rancore come figlio, più vicino al sentimento di questi ragazzi.

La canzone ha però suscitato alcune critiche, soprattutto tra i genitori di bambini e ragazzi con ADHD perché, a parer loro, colpevolizzava eccessivamente i genitori e sottovalutava l'impatto di una condizione neuropsichiatrica come, appunto, quella dell'ADHD che spesso viene sottovalutata e incompresa, soprattutto da un punto di vista sociale.

Partendo dal presupposto che gli autori sono artisti, e non psicologi, provo a trarre spunto da questa canzone per fare una riflessione sul tema della diagnosi.

Che cos'è l'ADHD

L'ADHD è un acronimo inglese che in italiano sta per Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività. È un disturbo del neurosviluppo che comporta una cattiva autoregolazione del comportamento da parte del bambino. l'ADHD è una condizione, non una malattia: vuol dire che è un funzionamento particolare del cervello e non un problema legato a un trauma o a una cattiva educazione. Per maggiori informazioni vi linko il sito di una associazione che si occupa specificamente di questo problema.

Cos'è la diagnosi

La diagnosi è un processo di conoscenza. È uno strumento che il clinico (psicologo, psicoterapeuta, pediatra, medico ecc) utilizza per comprendere meglio il funzionamento di una persona. Freud diceva che "la diagnosi può essere fatta solo a fine trattamento", una considerazione che sembra paradossale ma che è in realtà uan grande verità.

Spesso, infatti, la diagnosi viene usata come un oracolo: per capire cosa non funziona ci si affida a qualcuno che ci da una definizione. Se però questo processo è superficiale o frettoloso, il rischio è identificarsi con la diagnosi, trasformandola in un destino. Se invece la diagnosi è fatta bene, permette di escludere (e risolvere) tutta una serie di aspetti di contorno, e quindi di conoscere il reale funzionamento della persona. Questo ha un impatto importantissimo sia sul trattamento, che sulla possibile guarigione.

Se la diagnosi viene usata come un oracolo, se la diagnosi non viene comunicata o spiegata nel modo corretto il rischio è la gabbia, la sensazione di essere inscatolati, messi in carcere. Come Argentovivo, che di fronte alla medicina diventa Mercurio Liquido e si alza il muro dell'incomunicabilità e del rancore.

Il dialogo diagnostico

Se non c'è comunicazione tra clinico e persona si crea solo incomprensione e chiusura. Nell'Antropologia Medica si parla di dialogo tra Illness, Sickness e Disease. Illness è la malattia percepita dal soggetto: paura, disagio, malessere, angoscia. Sickness è il peso o ruolo sociale della malattia: cosa vuol dire essere, ad esempio, un bambino con ADHD in questa società? Disease è la malattia secondo la nomenclatura della medicina ufficiale, della scienza. Per una guarigione è fondamentale aprire un dialogo tra questi diversi aspetti della malattia. Senza la medicina non è possibile comprendere in modo scientifico una malattia, e quindi trattarla secondo le cure migliori; se però la medicalizzazione è eccessiva si rischia di chiudere in una etichetta l'esperienza unica di una persona. Non si può infine sottovalutare l'impatto sociale della malattia, che in contesti diversi può essere diverso.

Sono un genitore in difficoltà, cosa devo fare?

Ecco quattro punti fondamentali da considerare:

  1. Affidarsi sempre a specialisti e professionisti riconosciuti.
  2. Dubitare di diagnosi frettolose o generiche;
  3. Non cercare di sostituire l'educazione con la psichiatria;
  4. Non sottovalutare il proprio vissuto emotivo di genitore e le proprie  difficoltà di crescere bambini con difficoltà.

Stereotipi e pregiudizio

 

“Il guaio di ogni aforisma, di ogni affermazione è che può facilmente diventare una mezza verità, una fregnaccia, una bugia o un apposito luogo comune.” (Charles Bukowski)

 

Cercando di non dare un giudizio positivo o negativo, proveremo a spiegare in modo scientifico cosa sono, come funzionano e a cosa servono gli stereotipi.

Prima di tutto bisogna dire che ci si accorge degli stereotipi quando essi ci riguardano e, soprattutto, quando la loro valenza è negativa.  Possiamo definire gli stereotipi come una strategia di categorizzazione da cui si traggono inferenze e generalizzazioni. La nostra mente è strutturata per catalogare le informazioni e raggrupparle secondo un principio fondamentale: quello dell’economia cognitiva. Come dice Eleanor Rosch: “Less is more”, cioè meno è meglio.

Questo significa che il nostro cervello, per evitare di disperdere le sue risorse cognitive, cataloga le informazioni della realtà circostante secondo tratti salienti che definiscano un oggetto, una persona, un animale ecc, cercando di utilizzarne il meno possibile. Es: tavolo (4 gambe, rettangolare, piano). Quando questa catalogazione viene utilizzata nell'ambito sociale: a una determinata categoria di soggetti vengono attribuite tutta una serie di caratteristiche caratteriali e comportamentali, che da un lato ci servono a interpretare il mondo sociale in modo più rapido ma dall'altro ci impediscono di differenzialo in modo più fine e completo.

Le conseguenze che effettivamente gli stereotipi causano sulla nostra capacità di valutazione sociale, con tutto ciò che ne consegue, sono:

  • Esagerazione (delle caratteristiche attribuite a uno specifico gruppo);
  • Etnocentrismo (siamo portati a pensare che il modo di essere del nostro gruppo sia il migliore)
  • Sovrageneralizzazione (lo stereotipo si applica a tutti i membri di quello specifico gruppo).

Gli stereotipi sono modificabili?

Per rispondere a questa domanda bisogna prima di tutto dire che gli stereotipi sono frutto di un processo inconscio e spesso automatico, difficilissimo da controllare, e che spesso i tentativi del singolo sono controproducenti e in alcuni casi posso generare degli “effetti paradosso”. Secondo Allport, la modificazione degli stereotipi e la diminuzione del pregiudizio sono possibili purché si verifichino alcune condizioni nella fase di contatto tra i gruppi, vale a dire:

  • sostegno sociale e istituzionale:
  • contatto di tipo intimo e non  superficiale;
  • uguaglianza di status tra i gruppi;
  • cooperazioni tra i due gruppi per il raggiungimento di un determinato obiettivo comune e
  • il contatto deve essere piacevole.

Conclusione

Ciò che ognuno di noi deve ricordarsi e che siamo tutti soggetti agli stereotipi che possono portarci al pregiudizio e che, facendo molta attenzione, possiamo giudicare la realtà in modo più articolato e completo evitando i luoghi comuni, sapendo comunque che serve uno sforzo sociale coordinato perché questo possa veramente avvenire.

Consiglio per approfondire

Film : “Sacco e Vanzetti” 1971 di Giuliano Montaldo con Gian Maria Volontè